Vasca di Corbelli - Guatteri Foundation

Vasca di Corbelli history

Vasca di corbelli - Villa d'Este Guatteri fondazione

PREMESSA

La Villa d’Este e la Vasca di Corbelli fanno parte del più vasto disegno urbanistico del complesso dei Palazzi Ducali estensi realizzati a Reggio Emilia in epoca settecentesca su volere di del Principe ereditario dei Duchi d’Este, Francesco III.

VILLA D’ESTE E LA VASCA DI CORBELLI (RE)

LA STORIA
Situata in posizione periferica rispetto al principale nucleo urbano della città di Reggio Emilia, e a ridosso delle prime colline che caratterizzano l’armonioso territorio reggiano, la palazzina, attualmente denominata “Villa d’Este”, fu eretta nella seconda metà del ‘700, per volontà del Principe ereditario dei Duchi d’Este, Francesco III (subentrato al Padre Rinaldo), ma soprattutto della sua giovane sposa Carlotta Aglae d’Orléans, figlia del reggente al trono di Francia, e faceva parte del ben più ambizioso progetto per la realizzazione del fastoso complesso del Palazzo Ducale di Rivalta e del suo “parco delle delizie”, ad emulazione della ben più famosa Reggia Francese, della quale portò l’impronta scenografica e la destinazione d’uso.
Infatti i tre corpi di fabbrica del Palazzo Ducale, della Villa di Rivaltella e del Casino della Vasca sono il risultato di un unico grande progetto di pianificazione territoriale che opera radicali trasformazioni introducendo nuovi elementi di identità ambientale come strade, canali, ponti, bacini idrici, aree tenute a giardino in sostituzione delle coltivazioni tradizionali. 
La corte di Rivalta diventa, ben presto, il luogo di divertimenti favorito per i duchi: le cronache del tempo ricordano, per esempio il sontuoso pranzo concluso da una serenata ("la "Contesa",composta dal conte Paradisi con musica di Pasquale Anfossi) che si svolge, al termine della Fiera Grossa, nel "Casino della Vasca" il 29 maggio 1776. In tale occasione, la strada da Porta Castello alla Villa è illuminata a giorno: "Il Palazzo di Rivalta fuori e nell'interno era vagamente illuminato e faceva un effetto sorprendente ne/lo spechio delle acque”.
Dalla via Maestra della Montagna, presso la località del Casale, partiva uno stradone rettilineo lungo 3.657 m con siepi laterali e filari d'alberi, ad esclusione del tratto che attraversava il giardino ducale, che confluiva nella prospettiva della vasca.
Nel 1732 s'inizia a scavare una “gran vasca” ovale attorno “all’Isola di Ancina” su cui sorgerà poi tra il 1756-1757 il Casino della Vasca.
Nel 1733 scrive il Denaglia"...il Principe ereditario nostro faceva escavare terra per formarvi un lago circondato da grossi muraglioni che aveva a servire ad uso di pesca con un picciol Casino nel mezzo, di quelli col nome di Fuggi l'Ozio".
Sotto la direzione del Bolognini iniziano infatti i lavori per la realizzazione della vasca destinata a raccogliere acque sufficienti per alimentare anche le fontane del giardino della villa ducale a Rivalta.
Infatti, il bacino idrico, concepito nell’ambito della più ampia sistemazione idraulica che doveva alimentare le fontane della Villa Ducale di Rivalta, andava a creare un grande invaso d’acqua da cui dipartivano le condutture sotterranee di alimentazione, tuttora esistenti; è infatti possibile osservarne ancora i piastrini di sfiato, disposti ad intervalli regolari ad est della Strada Statale n° 63.
La Vasca a sua volta era alimentata direttamente dal torrente crostolo attraverso un canale di collegamento, per altro unica possibilità di accesso all’isolotto e quindi alla villa, ed unicamente attraverso l’uso di piccole imbarcazioni.
Le uniche tracce rimaste di tale accesso sono i resti del sistema della chiusa, mentre l'attuale ingresso alla villa è costituito da un terrapieno (realizzato probabilmente solonei primi anni del secolo scorso) che dalla Strada Statale conduce al fronte posteriore dell'immobile.
Pur senza assoluta certezza l’idea progettuale dovrebbe essere attribuita all'Architetto reggiano Giovanni Maria Ferraroni, ma il progetto eseguito a partire dal 1730 fu certamente di Giovanni Battista Bolognini e del fratello Francesco.
Ma essendo scarsi i getti d'acqua delle fontane del Palazzo Ducale, per insufficiente alimentazione delle acque, ad un certo punto vennero sospesi i lavori di realizzazione della vasca e del sistema idraulico, per essere poi ripresi soltanto nel 1752. Ma nel 1755 i lavori al complicato impianto idrico sono nuovamente sospesi.
Gli interventi si concludono infine tra il 1756 e il 1757con la costruzione sull'isola, della palazzina, o Casino della Vasca.
Anche l’attribuzione architettonica del progetto di quest’ultima, pare debba dividersi tra una primitiva idea di Giovanni Maria Ferraroni ed uno svolgimento effettivo di Giovanni Battista Bolognini.
Nel 1760, alla morte di Giovani Battista Bolognini, subentra nella direzione dei lavori il nipote Ludovico, figlio di Francesco, che seppe sfruttare felicemente il tema delle terrazze a balaustra, concluse da una torretta coronata da statue, per ottenere il senso di un padiglione massimamente proteso all’immersione naturalistica.
Nell’ ottobre 1765 Ludovico Bolognini realizza anche il progetto per il giardino, che conteneva anche nuove indicazioni per terminare l'escavazione della vasca.
Il “Casino della Vasca”, che è noto anche con la denominazione di "Fuggi l'ozio", (pare infatti che vi si ritirassero a pescare gli ospiti del duca Francesco III), presenta un semplice impianto a pianta quadrangolare su più livelli.
L’edificio sviluppa un volume compatto, rialzato nella parte centrale da un terrazzo sormontato da una torretta, e coronato da balaustre con statue posizionate sui vertici, presentando un semplice impianto tipologico a pianta quadrangolare su due livelli principali articolati ad “U” intorno ad un salone principale a doppia altezza che si affaccia direttamente, sul fronte Est, su un ampia terrazza rivolta verso quello che un tempo era l’accesso principale e che prevedeva l’approdo solo con piccole imbarcazioni. Le luci sono regolari e simmetricamente distribuite.
Al disotto del primo livello rialzato è situato un vasto seminterrato, mentre oltre il piano nobile e sopra il salone, si sviluppa un articolato sottotetto attraverso il quale si accede anche alla torretta centrale.
Lungo i lati nord, ovest e sud del salone si sviluppano, sui due livelli del piano rialzato e del piano nobile, una serie di sale e salette molte delle quali sono con copertura a padiglione,ed tuttora affrescate.
Gli affreschi furono realizzati dal modenese Gian Filiberto Pagani fra il 1764 e il 1765, ma dell’originario ciclo di affreschi rimane oggi soltanto la raffigurazione della "Fama" nel soffitto dell’atrio.
Nel corso dell'Ottocento, la famiglia Corbelli, che acquistò la Villa dal duca Ercole III nel 1782, ne arricchì l'apparato pittorico con interventi di Francesco Scaramuzza nella volta della sala Grande con il tema delle stagioni, e le grottesche che ornano la galleria (o tribuna) del piano nobile che si affaccia direttamente sul salone medesimo (sopra l’atrio), mentre le pareti della dell’atrio al piano terra sono state ridipinte nella prima metà del XIX secolo con riquadri a tempera raffiguranti la legenda di Saffo, forse attribuibili a Domenico Pellizzi.
Gli ingressi architravati presentavano, superiormente, decorazioni pittoriche entro incorniciature geometriche.
Come gia accennato l’ingresso principale, originariamente, era quello rivolto ad Est, verso il Crostolo, che attraverso l’ampio terrazzo conduceva direttamente nel salone centrale, ma oggi dopo che nel dopoguerra la Villa d’Este fu resa accessibile anche via terra con la creazione di un terrapieno che collegava la Strada Statale n° 63 con l’Isola di Ancina, l’ingresso principale divenne quello sul lato Ovest, dove una gradinata immette nell’atrio rettangolare di cui sopra, che a sua volta si affaccia sul salone di rappresentanza.
Nell'angolo Nord-Ovest è situata la scala a doppia rampa, con pedata in cotto, che mette in comunicazione il piano nobile con l'interrato ed il piano superiore.
La disposizione e le dimensioni delle stanze ai lati Nord e Sud ricalcano quelle dei locali a pianterreno. Sul lato Ovest invece, l 'ambiente dove giunge la scala, denominato "Sala dei diavoletti", presenta una finestratura con balaustra che si affaccia internamente sulla gran sala.
Un collegamento a rampa unica, poi congiunge questo livello al sottotetto, dove è ubicata la scala a chiocciola che porta alla torretta.
L' originaria configurazione del piano interrato è stata pesantemente modificata negli anni settanta del secolo scorso, in seguito alla ristrutturazione per trasformare gli ambienti in un night club (Club 21), anche se, esaminando le strutture portanti sulle
piante, si nota una distribuzione ancora in gran parte analoga a quella degli altri piani.
I prospetti Est ed Ovest sono scanditi da luci che ripropongono simmetricamente la disposizione delle aperture su entrambi i fronti. Dai prospetti Nord e Sud, identici e simmetrici fra di loro, si legge l'articolazione dei volumi congiunti e la copertura a padiglione con la torretta in sommità.
Nel 1939 Costanza Fattori vende l'immobile alla famiglia Invalidi che ne rimane proprietaria fino al novembre del 2005, quando scompare anche l’ultima componente della famiglia Invalidi, la Signora Rosa che a sua volta cede l’immobile, con una successione testamentaria, alla famiglia Guatteri  (e Marastoni) , attualmente proprietaria.


IL GIARDINO


Il giardino intorno alla Villa d’Este, ricco di una folta e diversificata vegetazione, vede il proprio impianto originario, probabilmente attribuibile al progetto del Bolognini del 1765, e poi presumibilmente largamente rimaneggiato nel corso degli anni, anche se a tutt’oggi sono ancora chiaramente riconoscibili alcuni tratti che facevano probabilmente parte della originale struttura, come per esempio l’affaccio rivolto al lago sul lato Sud creato da un invito formato da una serie di siepi di bosso, ed ancora più evidente rimane l’antico viale d’accesso sul lato Est, dove sul bordo del lago è ancora presente la scalinata che dall’attracco delle piccole imbarcazioni conduceva al livello del giardino.
Il lato Ovest del giardino, invece fu sicuramente largamente rimaneggiato nel dopoguerra quando venne creato il terrapieno di collegamento con la strada principale e che ora rappresenta il principale viale d’accesso, fiancheggiato da imponenti e ben curate siepi di bosso intervallate da alberature di media grandezza, mentre all’esterno del cancello principale, a ridosso del parcheggio sul bordo della Strada Statale, si trovano alcuni grandi Cedri del Libano che sottolineano l’imponenza del viale stesso.
Il lato Nord del giardino invece a partire dal 2002 e fino al 2006, durante il periodo estivo, al fine di valorizzare il lo stesso parco della villa, è stato teatro di una serie di rassegne e manifestazioni artistico-culturali attraverso l’organizzazione di eventi ed attività quali concert all’aperto, incontri letterari, esposizioni di opere d’arte, serate danzanti, ecc., facenti capo alla costituzione del “Circolo Culturale Villa d’Este” che durante l’estate di questi ultimi anni ha promosso, rinnovandola di anno in anno, la rassegna “Geografia: itinerari sui territori”, col patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Reggio Emilia e la collaborazione di diverse Associazioni ed Istituzioni cittadine, di poeti e di scrittori, con l’intento di inserire il giardino di Villa d’Este nei circuiti culturali cittadini, supportando il progetto con l’inserimento anche di alcune attività di svago come pista da ballo, bar e ristorante allestite appunto negli spazi del giardino con l’istallazione di alcune strutture provvisorie e a carattere temporaneo, che alla fine di ogni stagione estiva venivano poi smontate e rimosse.

(English coming soon)

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